Alla prima Granfondo di New York (8/5/2011): noi c'eravamo!

    Le cose nuove e mai fatte sono sempre una incognita e progettare una Granfondo a New York sarebbe stato un azzardo per qualunque organizzatore: troppe le incognite e le problematiche che una manifestazione del genere porta con se e poi le Granfondo ciclistiche non sono ancora nella cultura americana e questo era un problema in una città mastodontica come è la "Grande Mela".
    Ma l'idea era di sicuro affascinante e … noi non potevamo mancare!
    Naturalmente abbiamo costruito intorno a questa manifestazione un programma "vacanziero" che era un misto tra turismo e sport, come è nella filosofia del nostro club di ciclisti giramondo.
    Nella settimana abbiamo inserito quindi dapprima uscite in bicicletta di tre giorni in zone ciclistiche molto interessanti e poi la partecipazione alla Granfondo seguita da qualche giorno da turisti per gustarci il più possibile le infinite proposte che offre questa città enorme che non dorme mai!

    La preparazione del viaggio è avvenuta in maniera autonoma e non ci siamo appoggiati ad un Tour Operator perché nessuno era in grado di proporre una bici-vacanza come noi la volevamo fare.
    Abbiamo quindi sviluppato la preparazione del viaggio mediante un trait-d'union con un gruppo di poliziotti ciclisti americani organizzatori del "Tour de Force" (una manifestazione ciclistica che si tiene ogni anno a settembre a scopo di beneficenza portando ciclisti da New York a Washington).
    In occasione della Granfondo c'erano molti operatori turistici che portavano i ciclisti italiani a New York ma tutti limitavano l'offerta al solo volo-soggiorno ed alla partecipazione alla Granfondo (tra l'altro questo costava … un prezzo superiore alla nostra quota!).
    Erano quindi tantissimi quelli che sarebbero voluti venire con noi, ma abbiamo deciso di fermarci a "soli" 56 partecipanti per evitare di dover prendere un secondo autobus per gli spostamenti complicandoci la vita.
    All'ultimo momento si è poi aggiunto un giornalista di Cicloturismo, Marcello Santopadre, il quale ha seguito tutta la nostra avventura americana e farà un ampio resoconto della Granfondo e della settimana.
    Il viaggio di andata inizia bene: l'aereo guadagna un'ora sull'orario previsto per via di venti in quota favorevoli: in poco più di otto ore un volo Alitalia ci porta da Milano a New York.
    In aeroporto troviamo ad attenderci Rob (Robert De Paolis) il quale ci ha portato un gigantesco camion in cui carichiamo le valigie ed i borsoni delle bici (una quarantina).
    Claudio si pone alla guida del truck e, dopo un certo imbarazzo iniziale, diventerà un perfetto "camionista" americano!

    Partiamo subito per West Point dove arriviamo in circa un'ora e mezza: prima di sera siamo in hotel, abbiamo la camera, ceniamo e poi tutti a nanna.
    L'hotel è l'unica struttura turistica che si trova dentro l'accademia militare (la più famosa scuola militare al mondo!) ed è costruito come fosse un castello: tutto granito e legni pregiati!
    Ci accolgono grandi sale con pavimenti in parquet e fregi dappertutto!
    Ogni cosa trasuda qualche centinaio di anni di storia della classe dirigente americana!
    Naturalmente i ciclisti sono interessati ad altre cose e l'argomento delle discussioni sono le previsioni del tempo decisamente poco allettanti! Andiamo a dormire.
    Ci svegliamo tutti prestissimo per via degli effetti del fuso orario: una ricchissima colazione all'americana ci attende offrendo proprio di tutto, dalle crostate fatte in casa alle salsicce di maiale!
    Il programma avrebbe previsto una prima uscita ciclistica ma piove e le previsioni dicono che continuerà così per tutto il giorno: bisogna inventarsi qualcosa di alternativo.
    Si decide di fare un tour guidato nella base militare (la sua storia, i suoi impianti sportivi, la scuola, le chiese, ecc.) e poi, per la gioia delle donne … e degli uomini, si va a fare una puntata al primo Outlet di grandi marche costruito negli States: di fatto è una vera cittadina dove però le case non sono abitazioni ma solo negozi dai nomi altisonanti!
    Dopo qualche ora ci si ritrova sul bus con le braccia piene di buste e scatole: il costo basso delle cose ed il favorevole cambio Euro/Dollaro hanno prodotto i loro effetti!
    Si torna in hotel e si cena per la seconda ed ultima notte a West Point.
    E' un vero piacere vedere il sole il giorno dopo: poi scoprirò che per l'intera vacanza non ci avrebbe mai più abbandonato; la temperatura invece non salirà mai più di tanto per via di un venticello dal nord che soffierà di continuo, ma l'abbigliamento delle uscite in bici sarà sempre leggero.
    Dopo la classica foto di gruppo iniziale si caricano i bagagli nel camion e si parte in bici per fare un centinaio di chilometri andando verso ovest guidati da Jacopo (nei giorni che seguiranno sarà una guida perfetta, sempre attento alle cose e paziente al punto giusto: una vera scoperta!) e da due poliziotti ciclisti americani i quali sono venuti a pedalare con noi.
    Andremo alla scoperta della Bear Mountain (la Montagna dell'Orso), della Seven Lake Drive (la Strada dei Sette Laghi) e pedaleremo all'interno dei boschi di un paio di Parchi Nazionali dai nomi complicati che sanno di epopea indiana ed andremo fino in Pennsylvania sul fiume Delaware passando per il New Jersey.

    La meta finale è Port Jervis dove è stato prenotato l'hotel.
    La strada è bella ed a tratti impegnativa: non tutti i partecipanti possono tenere medie elevate!
    Per di più in strada ci si ferma spesso per fare fotografie: la conseguenza è un notevole ritardo sulla tabella di marcia.
    Si va avanti così ancora per un poco ma poi decido che i meno allenati salgano sull'autobus per andare direttamente in hotel mentre i più allenati possono continuare in bici fino alla meta finale.
    Un piccolo problema cardiaco (ma, più probabilmente, la mancanza di uno specifico allenamento sulle lunghe distanze) fermano Rob a qualche chilometro dall'arrivo: tutti gli altri invece arrivano in hotel senza problemi, stanchi ma soddisfatti.
    Il giorno dopo la mancanza di Rob (lui conosceva le strade che ci avrebbero dovuto portare in bici da Port Jervis fino al centro di Manhattan!) costringe ad un cambio di programma ciclistico ma TUTTI vogliono arrivare in bicicletta in hotel e quindi si opta per fare un iniziale trasferimento bus+camion fino ad una quarantina di chilometri dalla "Grande Mela".
    Il sole brilla alto e tiepido e c'è entusiasmo nel plotone!
    Jacopo conosce bene queste zone avendo vissuto a New York per cinque anni e prende la guida del gruppo; io affitto un'auto che fungerà di appoggio nelle stradine impossibili per pullman e camion e Marcello scatta una infinità di fotografie!
    Pullman e camion portano accompagnatori e bagagli direttamente a New York.
    Le scelte operate si rivelano tutte esatte ed nel primo pomeriggio, dopo molti chilometri pedalati in una bellissima strada vicino al Fiume Hudson, ecco stagliarsi nel cielo la gigantesca struttura del Washington Bridge con i grattacieli di Manhattan nello sfondo.

    Ci siamo: New York è proprio a portata di mano! Ed arrivarci pedalando in gruppo è proprio una emozione impossibile da descrivere!
    Il traffico non è poi neanche così terribile se si conoscono strade alternative e quindi, senza problemi, tutti arrivano in hotel che è stato scelto proprio nel centro del centro della grande metropoli: a due passi da Time Square!
    Dopo le prime comprensibili difficoltà per fare entrare in hotel bici e borsoni, si prende possesso della propria camera e ci si disperde per la città per vivere la prima notte a New York!
    Il sabato mattina trascorre velocissimo tra il ritiro del pacco gara (la sala dove si consegnano è a meno di un chilometro dall'hotel) ed una uscita in bici in Central Park (un circuito tra alberi e laghetti di circa 10 chilometri interamente riservato a ciclisti ed a runners di ogni tipo); ma c'è tra di noi anche chi sceglie di vedere la città in bici pedalando fino a Ground Zero o al ponte di Brooklin.
    La maggior parte dei partecipanti però dedica l'intera giornata al turismo ed allo shopping.
    E giunge finalmente domenica 8 maggio!
    All'alba una città ancora sonnecchiante viene solcata dai "nostri" quaranta ciclisti che si recano, tutti assieme, alla partenza della Granfondo sul Washington Bridge.
    Di fatto QUESTA prima mezz'ora di bici è la nostra "vera" Granfondo di New York!
    Dodici chilometri pedalati alle sei del mattino, percorrendo la 8a Avenue e la Broadway, tra i grattacieli illuminati dal sole nascente, costeggiando Central Park prima ed il Fiume Hudson poi!
    E' una emozione che certamente non dimenticheremo mai!
    Poi c'è stata la manifestazione vera e propria: dico subito che non è riuscita ad essere quell'evento che tutti si attendevano, ma le difficoltà nell'organizzare questa manifestazione erano certamente troppo rilevanti.
    Agli organizzatori va comunque fatto un plauso per aver ideato questa cosa e per essere riusciti a portarla a termine, seppure hanno commesso qualche ingenuità di troppo e le scelte non erano tutte azzeccate.
    A mio avviso, ad esempio, è stato un errore quello di imporre l'obbligo di indossare una maglietta che rendeva tutti e tutto uguale e, cosa ancor più grave, non c'era niente da mangiare o da bere all'arrivo dei 170 impegnativi chilometri!
    Altri aspetti sono apparsi migliorabili: una partenza poco spettacolare e panoramica (nel livello inferiore del ponte Washington "chiudendo" così un palcoscenico spettacolare che si sarebbe potuto avere pedalando al piano superiore); il percorso (bello e diversificato ma senza grandi particolarità e con troppi tratti in andata-ritorno); i suoi ristori (… panini spalmati al burro di arachidi e Coca Cola forse non sono il massimo della sana integrazione ciclistica!); un arrivo "in sordina" decisamente non all'altezza di una manifestazione che vuole diventare importante (… fuori città, in una rotonda e senza neanche uno striscione che segnalasse la fine)!
    Se si guardano però le tante cose positive che la giovanissima organizzazione ha mostrato si può essere sicuri che, se avranno la forza di non arrendersi dopo questa prima edizione, negli anni a venire potranno solo migliorare.
    Auguri amico Ulli: good luck e coraggio!
    Se riuscirai a fare la partenza tra i grattacieli di Manhattan e magari inventi un travolgente arrivo ed un pasta party al Central Park, avrai una manifestazione destinata a diventare uno degli avvenimenti ciclistici di maggior rilievo al mondo.
    Una citazione di rilievo va necessariamente fatta allo spiegamento di polizia che ha letteralmente "militarizzato" l'intero percorso!

    Alle premiazioni scopriamo che la giornata ciclistica del nostro gruppo è finita alla grande!
    Nel percorso di Granfondo (170 km con oltre 2.500 metri di dislivello totale) due dei nostri hanno vinto la loro categoria di età (il bolzanino Roberto Moschen ed il ligure Camillo Comuni) e abbiamo avuto il secondo posto di categoria di Caterina Dal Santo.
    Nel percorso di Mediofondo (110 km con 1.500 metri di dislivello totale) Michele Naccarato è arrivato secondo assoluto a pochissima distanza dal primo!
    Abbiamo anche avuto un secondo posto nella "Lui & Lei" (Roberto e Caterina).
    Ma, e soprattutto, tutti i "nostri" ciclisti partiti, hanno terminato il percorso senza problemi e senza incidenti di alcun genere!
    Si può andare a dormire soddisfatti!
    Il giorno dopo, lunedì, riparte per l'Italia un primo gruppo di sedici persone mentre tutti gli altri allungano di un paio di giorni per gustarsi una vacanza che in molti avrebbero voluto ancor più prolungare!
    Ma già si progetta il 2012 e tanti sono stati prodighi di suggerimenti e già dicono di voler ripetere l'esperienza di quest'anno.

    Ora è tempo di bilanci: naturalmente ognuno farà il proprio ma si può certamente affermare che:
  • è stata una settimana molto piacevole per tutti e mai come in questa occasione si è unito l'aspetto sportivo a quello più propriamente turistico!
  • abbiamo avuto molta fortuna: "solo" un giorno di pioggia e poi sempre sole!
  • la presenza di Jacopo è stata importantissima, l'aiuto di Rob è stato indispensabile e Sabrina ha saputo assumere il ruolo di trascinante "capogruppo"; peccato che Cristina, a causa di un malanno alla schiena, non ha potuto esprimersi come era pronta a fare come ciclista (… si era preparata a lungo!) e come "guida turistica" (… aveva studiato la città nei minimi particolari)!
  • New York è sempre New York e la sua Granfondo diventerà sempre più grande
  • naturalmente noi ci saremo anche il prossimo anno!
                    Tonino Scarpitti