Diario di Jerba 2003
La 2a edizione della
“Ciclosportiva di Jerba e del Sahara Tunisino”
Tutto è iniziato alla grande:
i ciclisti sono 50: il doppio di quelli presenti nel 2002;
nessun problema con i trasferimenti aerei: i visi sono
sorridenti, anche perchè le biciclette sono arrivate tutte integre;
hotel, come al solito, molto accogliente e nel
corso dei giorni tutti avranno la possibilità di apprezzare l’abbondanza e la
varietà del menù;
e Bush non ha ancora iniziato la “sua” guerra.
Le donne in bici sono nove: la componente femminile della manifestazione è in una percentuale stratosferica se rapportata a quella di tutte le altre manifestazioni ciclistiche italiane;
si deve poi aggiungere che la maggior parte delle iscritte è molto carina
e la cosa non disturba!!!
A Jerba, incredibile a dirsi, la sabbia è colorata dal verde dell’erba
e da fiori di campo nati grazie ad un inverno “particolarmente piovoso” (4 o 5
giorni di pioggia in totale negli ultimi tre mesi!!).
L’inverno sembra volersi trattenere ancora perché un venticello proveniente dal
nord, per i primi due giorni, tiene la temperatura intorno ai 20 gradi di
giorno mentre la sera si scende ancora di qualche grado.
L’abbigliamento ciclistico è estivo
ma sono in pochi ad avventurarsi a fare bagni in mare o in piscina mentre molto
gettonata è la piscina coperta ed il bagno turco.
Dal terzo giorno in poi, l’alta pressione del Sahara ha ripreso il
sopravvento e mentre in Italia nevica, a Jerba tutto torna nello standard
previsto e la temperatura sale di molti gradi.
Questo è il breve resoconto di una settimana andata “alla grande”!
Lunedì 10 marzo: la prima uscita!
Alcuni sono arrivati domenica sera sul tardi e
quindi la mattina viene dedicata al montaggio delle bici ed alla loro messa a punto.
I ciclisti hanno a disposizione un locale chiuso per la custodia delle
preziose amiche ma sono molti quelli che preferiscono dormire avendola in camera.
Dopo un abbondantissimo pranzo, prima sgambata di una sessantina di chilometri
che mette subito in evidenza la notevole disparità di
capacità ciclistica esistente tra i vari partecipanti; dopo meno di due
chilometri ad andatura tranquilla ci sono già le prime persone che si staccano!
Si costeggia il mare nella parte est dell’isola e si raggiunge Houmt
Souk, la capitale, dove una breve sosta ricompatta il gruppo; si prosegue
tranquilli attraverso l’interno dell’isola e si torna in hotel.
La macchina di testa, guidata da Mariano Sanna, ha la presenza di
Tonino Scarpitti (che dirige tutte le operazioni) e Cristina Concas (alla
telecamera); alcuni accompagnatori dei ciclisti sono sul piccolo bus che segue
i ciclisti pronto a raccogliere chi proprio non ce la fa.
La giornata vola via rapidamente ma si capisce subito che “il gruppo” si sta
formando e che tutto andrà alla grande!!
Martedì 11 marzo: la diga e l’Africa
Il meccanico-massaggiatore Stefano Nicoletti si unisce ai ciclisti e si pone
subito in testa.
Si parte in gruppo con l’intento di arrivare tutti assieme alla diga
romana che unisce l’isola alla terra ferma, ma alcuni, anche passeggiando,
vanno troppo forte per i più deboli e quindi si arriva a piccoli gruppi
all’attacco dei sei chilometri della diga romana che ha il mare su entrambi i lati.
La larga strada per Medenine fa il resto: qualcuno scatta, qualche
altro risponde e per venti chilometri si va a tutta birra; poi c’è la tregua del ristoro.
Breve sosta e poi si riprende sempre a tutta velocità nella strada che
riporta in hotel; a metà della diga una fermata per la foto di rito tutti
assieme e poi tutti assieme fino alla fine.
Nel pomeriggio sono in tanti nella splendida sala convegni dell’hotel
per partecipare al dibattito tenuto da Fulvio Pugliese il quale, con esempi
pratici, mette in evidenza come si possa avere una
posizione in sella bella da vedere ed utile per pedalare bene (Stefano) e come
invece ci siano da fare tanti aggiustamenti della posizione per “sembrare”
quasi un ciclista (Tonino); anche per le donne alcuni consigli molto utili con
l’esempio pratico di Mimosa.
Solo la cena riesce a staccare dalle poltrone gli attenti ciclisti!
Mercoledì 12 marzo: le montagne berbere e Chenini
Un percorso impegnativo ma bellissimo e pieno di emozioni!
Si parte con due piccoli pullman e due camion che trasportano le biciclette.
Caricare le bici è laborioso ma è fatto con certosina precisione da un
autista che ha portato una quantità incredibile di cartone con il quale le
tiene separate in maniera impeccabile come fossero preziose reliquie.
La sua meticolosa azione fa però ritardare tutta la carovana ed allora
Tonino decide che è meglio portare tutti a visitare i Gorfas di Medenine: è
certamente una cosa fuori dall’ordinario vedere
ciclisti abbigliati di tutto punto che si aggirano nei negozietti provando ed
acquistando turbanti, piatti, cammellini in legno e chi più ne ha più ne metta!
Ma la pausa turistica dura poco ed è già tempo di iniziare a pedalare.
Quando si riprendono le bici dai camion la salita
si staglia nitida lungo il costone della montagna che si vede a qualche
chilometro di distanza e sembra decisamente impegnativa.
Alcuni dei meno allenati decidono, con molto buonsenso, di fare in
pullman altri venti chilometri e di iniziare a pedalare solo una
volta arrivati sopra l’altipiano dei villaggi berberi.
Gli altri invece affrontano d’impeto la salita ed è subito chiaro che è
impossibile tenere il passo dei più forti, anche perché la strada sale in
maniera costante con una percentuale mai inferiore al 9-10% con punte anche del
15%; e per chi è senza allenamento la fatica si fa subito sentire.
Ma, in compenso, il panorama è meraviglioso ed inoltre tutti sanno che la parte
difficile è lunga solo tre chilometri e poi si arriva sull’altipiano.
Quando la strada spiana si formano dei piccoli gruppi che proseguono
assieme nei saliscendi successivi tra splendidi canyon e montagne desertiche
piene di angoli molto particolari che alcuni fissano
nelle foto mentre la nostra “Fellini” riprende con la telecamera immagini
favolosamente belle!
I gruppetti si ricompattano al ristoro posto proprio davanti alle
gorfas dove sono state girate alcune famose scene di Guerre Stellari; quindi il
gruppone si avvia lungo una strada che tende a scendere andando in direzione di
Foum Tataouine.
Si fanno gli ultimi venti chilometri andando ancora verso le montagne
che si vedono sullo sfondo per raggiungere il famoso villaggio di Chenini dove
è previsto il termine della pedalata.
Un breve strappo finale si fa sentire nelle gambe e scendere di sella è
gradito a tutti o quasi: cinque o sei infatti decidono
di non fermarsi al villaggio e fare un’altra trentina di chilometri.
Ma la maggior parte dei ciclisti, in attesa
che arrivino i ritardatari, visita il villaggio berbero abbarbicato sulla
montagna mentre altri, dopo aver divorato i panini che ognuno ha portato con
se, si limitano a sbracarsi al sole accentuando sempre di più i rossori causati
dal caldo sole africano!
Si lasciano le bici alle tranquille cure degli autisti dei camion e si
torna indietro in pullman fino all’hotel dove si giunge in
tempo per una doccia e per la cena.
E’ stata una giornata favolosa!
Giovedì 13 marzo: ancora alla scoperta di Jerba
Sono in molti a presentarsi, dopo colazione, alla partenza e nessuno
sembra risentire della tappa di montagna.
Si va alla scoperta di angoli meno noti
dell’isola che si attraversa da est verso ovest fino ad arrivare ad Ajim da
dove partono i traghetti che la uniscono al continente africano.
L’asfalto è ruvido ma la strada è bella e tranquilla ed il traffico
completamente assente.
Ci si ferma per un breve ristoro al porto, si fanno le foto, si
assapora il sole caldo e poi si decide di non andare sul continente
come era in programma ma di scoprire anche la costa
sud-ovest facendo così il periplo completo dell’isola.
Si torna per il pranzo che trascorre tra commenti della giornata
precedente e previsioni per quella seguente.
Nel pomeriggio, dopo aver visionato al computer le molte fotografie che
lo staff ha scattato nei giorni precedenti, nuovo
dibattito nel quale Fulvio parla di integrazione, alimentazione e di tantissimi
altri argomenti stimolato dalle domande dei ciclisti.
Ancora una volta si fa ora di cena senza che nessuno se ne accorga.
Poi si va a letto presto senza curarsi della normale animazione serale
del villaggio: domani sarà una giornata impegnativa!!
Venerdì 14 marzo: la “Granfondo del Sahara”
Quasi 150 chilometri nel deserto non sono uno scherzo anche se sono
pianeggianti, eppure sono in molti a decidere di tentare: le bici da caricare
sui due camion sono ben 31!
I ciclisti, assieme ad una decina di accompagnatori,
si dividono sui due piccoli pullman ed alle 7.00 precise partono.
La maggior parte di loro sonnecchia lungo la strada che porta ad Ajim e
sono pochi quelli che scendono a fare fotografie quando il pullman
viene traghettato; dopo un centinaio di chilometri si inizia
a fare a ritroso la strada che poi si dovrà fare in bicicletta e tutti
diventano subito molto più attenti.

Alle 11 si arriva al “ritrovo” di partenza dove ci sono i camion con le
bici: foto di rito tutti assieme con la classica duna di sabbia alle spalle e
poi via.
I primi 40 chilometri trascorrono avendo la sabbia ai due lati della
strada ed il fascino della situazione è veramente eccezionale; si entra poi
nelle verdi oasi di Douz dove si producono i famosi datteri tunisini.
Sosta al ristoro e poi via lungo un rettilineo di una novantina di
chilometri di zona pre-desertica: niente ai lati della strada, solo asfalto
ruvido, deserto, sole caldo e la consapevolezza dei
chilometri che trascorrono!
In fase di progettazione c’era il timore che la cosa potesse essere
noiosa: ora è invece evidente che in NESSUNO dei ciclisti, neanche per un
attimo, questo sentimento è presente!
Tutti hanno stimoli che li spingono a pedalare ad
oltranza lungo una strada che sembra non porti da nessuna parte ma
intanto i chilometri trascorrono anche grazie ad un venticello che soffia nella
direzione giusta!!!
Sono pochi quelli che decidono di averne abbastanza e salgono sul pullman che segue!
Tra i primi lo fa Tonino (ma ha la scusa dei suoi doveri
organizzativi!); a lui il difficile compito di convincere Carla Bernard, oramai
sola e distantissima da tutti gli altri, che deve scendere di sella e proseguire in auto.
L’auto di appoggio va avanti ed indietro risalendo
tutti i partecipanti e fornendo loro viveri, acqua e la possibilità di essere
immortalati nel nastro video; Cristina si inventa anche delle interviste in
corsa che si rivelano superbe!
L’ultima salita verso Matmata diventa per tutti un
muro difficilissimo da fare dopo oltre 130 chilometri e fa perdere di
interesse a quelle case troglodite, scavate nella terra, che si vedevano ai
lati della strada.
L’arrivo è una festa anche se gli ultimi, pur di portare a termine
“l’impresa” fanno rischiare a tutti di saltare la cena!
Ma poi ci si ritrova ai tavoli del ristorante, ognuno con tante cose da
raccontare agli altri ed a coloro che non sono venuti.
Una cosa è certa: è stata per tutti una esperienza
indimenticabile che resterà scolpita per sempre nei ricordi!!
Tonino si gusta con soddisfazione gli innumerevoli complimenti che gli
arrivano da tutti per aver “inventato” questa settimana e questa giornata!
Sabato 15 marzo: un ultimo giro per Jerba
Incredibile a dirsi, ma anche l’ultimo giorno sono in tanti a presentarsi in bici dopo
colazione per l’ultima pedalata nelle strade dell’isola.
Dopo essere arrivati alla capitale, si decide di fare la strada con il fondo stradale
migliore e si attraversa l’isola da nord a sud; una volta giunti all’altra
estremità, mentre alcuni si dirigono direttamente verso l’hotel, altri decidono
di non averne ancora abbastanza e tornano ancora verso nord pedalando a tutta!
Le gambe giravano alla grande, e l’entusiasmo è alle stelle!
A pranzo si parla dell’altra idea maturata nel corso della settimana e che la sera si realizzerà:
una cena a base di pesci, riservata al gruppo della Mare & Monti, che diventa una festa finale “in costume”.
Nel pomeriggio si rimettono le bici nelle sacche e si fanno i preparativi per la festa.
E festa è stata!
Sono in molti a presentarsi abbigliati con fez, turbanti ed altri dettagli di tipo locale;
alcuni hanno abiti arabi completi e tra di loro
spiccano il romano Monacelli e la sua compagna che indossano preziosissimi
abiti tunisini (non riveleranno mai come li hanno avuti!).
La serata passa tra premiazioni (gestite da un Tonino che mostra inaspettate doti alla “Pippo
Baudo”), esibizioni di ballerina che coinvolge nella danza del ventre uomini e
donne, e visione delle immagini televisive fatte durante la settimana.
Molto apprezzati sono i premi estratti a sorte dalle innocenti mani delle due mascotte della
settimana: Andrea (3 anni) e Matteo (5 anni).
Al termine della serata ci si saluta e ci si dà l’appuntamento al prossimo anno.
Domenica 16 marzo: le partenze
Chi di mattina presto, chi di pomeriggio, chi di sera: si riparte!
In Italia ci aspetta il freddo e la neve e le notizie degli ultimi preparativi per la guerra
in Iraq.
Tutte cose che in questa settimana in Tunisia sono state molto lontane da noi.
Ed, in verità, nessuno ne ha sentito la mancanza!!!
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