La "Bici-crociera nei Caraibi": un sogno realizzato!
A nessuno era mai venuto in testa di fare una crociera ai Caraibi portandosi una bici da corsa per
scorrazzare su quelle meravigliose isole in lungo ed in largo!
Ci si poteva attendere quindi molte difficoltà perché si andava in isole di diversa nazionalità
con legislazioni e regole diverse le une dalle altre e perché il territorio era in effetti una incognita.
Questo non ha spaventato un manipolo di 30 ciclisti, i loro 20 accompagnatori ed il condottiero
della spedizione: Tonino Scarpitti.
E poichè, come si usa dire, la fortuna aiuta gli audaci, a posteriori si deve riconoscere che è stata
una manifestazione perfetta sotto ogni punto di vista!
Una settimana di sole caldo con uscite ciclistiche giornaliere in isole sempre diverse con percorsi molto differenziati e "pittoreschi" in cui si vivevano anche inaspettate novità (circolare sulla sinistra della strada oppure pedalare nella foresta pluviale per un gruppo di ciclisti è una esperienza da fare!).
Poi la formula della bici-crociera si è rivelata ideale per visitare posti lontani gli uni dagli altri senza spostarsi mai dalla propria camera di hotel; e Costa non a caso ha un ruolo di leader nel settore: ogni cosa sulla nave è attentamente studiata per soddisfare le esigenze dei croceristi e tutte le iniziative, anche quelle che sembrano improvvisate, derivano da una esperienza pluriennale che si è solidificata in uno standard operativo elevatissimo nel quale la novità delle bici da corsa a bordo ha creato non poco scompiglio!
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Domenica 16 gennaio Le cose erano iniziate male all'aeroporto di partenza quando la Compagnia aerea del volo charter Milano Malpensa-La Romana (Repubblica Dominicana), applicando in modo rigido il regolamento, richiedeva ai ciclisti che si presentavano con i pesantissimi borsoni rigidi delle bici, dei corposi sovrapprezzi per l'eccesso di peso bagaglio.
Il nervosismo in partenza, le 10 ore di volo intercontinentale e la differenza di fuso orario si leggevano chiaramente sui visi dei partecipanti che salivano sulla "Costa Classica" dove li aspettava Tonino che era ai Caraibi già da una settimana per smussare gli ultimi ostacoli all'impresa.
Saluti ed abbracci frettolosi e tutti a nanna appena dopo cena.
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Lunedì 17 gennaio - ISOLA CATALINA (Repubblica Dominicana) -
In programma una giornata di relax nella splendida isola; la nave restava in rada e si scendeva con le lance in una di quelle spiagge da cartolina che si vedono nei cataloghi delle agenzie di viaggio.
C'era la sabbia bianchissima, le palme, la musica caraibica e c'era un caldissimo sole che poteva finalmente abbrustolire le bianche membra provenienti dalla neve e dal freddo inverno italiano.
Giornata quindi di riposo e di scoperta della nave con i saloni per le feste, il Colosseum per gli spettacoli, il Casinò per giocare, i ristoranti, i buffet, la pizzeria ecc. per rimpinzarsi e poi le piscine, il solarium, la discoteca, tutte strutture fatte per lo svago dei crocieristi.
Nel pomeriggio si rimontavano le bici e la sera breve incontro per illustrare i percorsi della prima uscita ciclistica.
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Martedì 18 gennaio - TORTOLA (Isole Vergini Britanniche) -
Tutti erano stati avvertiti: a Tortola si circola sulla sinistra della strada e le salite sono durissime; ma quasi nessuno aveva creduto a Tonino, famoso per la sua scarsa attendibilità in fatto di misurazioni di salite e di distanze chilometriche!
I primi quindici chilometri fatti in riva al Mar dei Caraibi, erano assolutamente pianeggianti, poi la prima "salitina" che iniziava tranquilla ma che si impennava di colpo in un breve, terribile, strappo di 300 metri.
Però subito dopo c'era un bel panorama sull'Oceano Atlantico e la discesa, per cui i visi tornavano sul sorridente; però ecco un'altra impennata ancora più dura che già scoraggiava qualcuno.
Catene e muscoli tesi al massimo, nessuno che parlava ed i mostruosi tornanti che facevano spavento solo a guardarli (… il Barbotto: un leggero falsopiano al confronto!).
Anche il zigzagare non era di nessun aiuto e sotto l'ombra di un grande albero, dopo un paio di chilometri, il ciclista che aveva faticosamente conquistato un certo vantaggio sugli altri si fermava.
Il suo esempio veniva immediatamente seguito dal secondo, poi dal terzo e così via; si fermavano tutti quelli che erano riusciti ad arrivare fino a quel punto.
Era inutile attendere gli altri che avevano già da tempo innalzato bandiera bianca!
Dopo un'accesa discussione sulla percentuale della salita misurata ad occhio (il 25% era la cifra più gettonata ma qualcuno azzardava anche un 30%!), unanime scelta di mettere alla prova i freni per ritornare in riva al mare!
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Gli altri proseguivano fino ad una nuova e bella baia contornata dai monti; una breve sosta per fare il punto della situazione e quindi via ad affrontare la "vera" salita della giornata: quattro chilometri fino al passo che si indovinava lì sopra, tanto vicino ma … tanto in alto!

Anche andare in discesa era faticoso ed al termine del "primo giro" di 40 chilometri a nessuno veniva in testa di farne un secondo!
E una tirata a oltre 45 orari nel tratto pianeggiante chiudeva la giornata con soddisfazione di tutti.
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Mercoledì 19 - MARTINICA (Antille Francesi) -
La tappa era strutturata in andata e ritorno; si pedalava lungo la costa caraibica da Fort de France (la capitale creola dell'Isola) fino alle pendici del vulcano La Pelèe.
L'isola è un territorio francese d'oltremare e quindi si circola a destra (che grande sollievo!), inoltre le salite sono "umane" anche se il gran caldo costringeva la macchina appoggio ad un continuo lavorio di borracce che si svuotavano e si riempivano a ritmo serrato.
La velocità in andata era libera con l'impegno a raggrupparsi a metà percorso per tornare indietro assieme.
Si mettevano subito in evidenza i triatleti che apparivano già tiratissimi ed in piena forma i quali erano ai Caraibi per allenarsi al caldo.
Qualcuno cercava di resistere al loro ritmo ma poi le differenze si manifestavano ed i gruppetti cominciavano a distanziarsi con qualche apprensione per l'organizzatore che vedeva il tempo trascorrere ed i distacchi aumentare.
Sulla strada del ritorno la situazione sembrava mettersi al peggio perché il mare era invitante (c'era chi progettava di fermarsi a fare un bagno tuffandosi con la divisa ciclistica), nei villaggi la gente era cordiale e curiosa e la bellezza dei luoghi stimolava a soste continue per fare fotografie.
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Per fortuna alcuni dei meno allenati decidevano di scendere di bici e salire sul Carro Scopa il quale però, con il passare dei chilometri, diventava insufficiente costringendo Tonino (sempre più preoccupato perché la nave sarebbe ripartita all'orario previsto senza aspettare i ritardatari!) a trovare un mezzo di emergenza per caricare le persone.
E' stato così che un gruppo di turisti europei bianchi si mischiava ai nerissimi abitanti locali in un taxi collettivo stoppato per strada e per il quale si contrattava il prezzo sul momento: una nota di colore non sgradita a nessuno che risolveva il problema alla grande.
Ci si ritrovava tutti alla nave ed i sorrisi si sprecavano!!
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Giovedì 20 gennaio - BARBADOS (Antille) -
Si ritornava a pedalare sulla sinistra della strada in un'isola completamente pianeggiante e molto diversa dalle altre. Un lungo tratto pedalato con il mare vicinissimo ma nascosto da un susseguirsi continuo di hotel e di piccole tipiche abitazioni in legno, e poi si entrava profondamente nell'isola immergendosi nelle coltivazioni di canna da zucchero fino a ritrovare la costa dove si attingeva acqua dall'auto di appoggio e si scattavano una infinità di foto tra le palme da cocco con alle spalle le grandi onde dell'Oceano Atlantico.
Anche il ritorno scorreva tranquillo fino alla nave, ma in tanti, invece di salire, preferivano continuare a girare in bici per le strade cittadine che trasudavano di epoca coloniale inglese.
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Venerdì 21 gennaio - ST. LUCIA (Antille) -
L'isola è stata inserita nel programma della crociera in sostituzione della prevista sosta a Grenada dove un tifone ha distrutto le strutture portuali impedendo l'attracco delle navi da crociera.
Nel cambio la bici-crociera ci ha guadagnato perché l'isola è veramente bellissima!
Montagne vulcaniche che vengono fuori direttamente dal mare con una vegetazione prorompente che copre ogni minimo spazio; continui scorci sul mare dai tornanti di una strada relativamente nuova che compie l'intero periplo immergendosi profondamente nella foresta; pochissimo traffico e piccoli pittoreschi villaggi: i ciclisti avevano da vivere sensazioni decisamente inusuali.
Data la bellezza e la particolarità dei luoghi l'isola diventava la sede più ovvia per lo svolgimento della "Caribe Marathon Bike".
Si partiva tutti assieme (naturalmente circolando sulla sinistra, ma oramai tutti erano diventati dei veri esperti!) per i primi cinque chilometri pianeggianti poi l'intero tracciato sarà un continuo salire e scendere sempre più impegnativo; ma tutti erano stati avvertiti di misurare attentamente le proprie forze affrontando uno dei tre percorsi possibili:
verde: si saliva un primo promontorio e si riscende fino al mare poi si tornava indietro per circa 600 metri di dislivello complessivo;
rosso: si faceva anche un secondo promontorio più impegnativo fino ad una seconda baia con un dislivello complessivo che arrivava a 1.200 metri;
nero: si faceva un terza e più impegnativa ascesa (Cima Coppi a 460 m. slm.) e si riscendeva verso Le Petit Piton e Le Grand Piton due montagne vulcaniche che sorgono dal mare con una caratteristica forma conica.
La distanza totale da affrontare nel percorso nero (82 chilometri) poteva sembrare irrisoria per una Marathon ma il dislivello totale da affrontare era di tutto rispetto: ben 2.480 metri!
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Si partiva ed il gruppetto dei migliori si selezionava subito alla prima salita; non essendo prevista una classifica di merito, si tendeva a restare assieme anche perché si era costantemente nella foresta pluviale ed a tutti piaceva condividere le sensazioni.
Alcuni scorci particolari ed alcune chicche (le donne che lavavano i panni nel fiume, il giovane antillano con un serpente, il venditore di banane e di noci di cocco, ecc.) stimolavano ad una breve sosta per scattare fotografie ma il gruppetto avanzava deciso anche se sempre meno folto.
Al giro di boa arrivano solo in otto, tutti gli altri avevano prudentemente limitato l'impegno.
Il ritorno in nave era trionfale!
L'ultimo ad arrivare era Tonino il quale con la sua macchina appoggio aveva dovuto … rimorchiare il pick up destinato al recupero delle bici dei ritirati che era andato in panne.
Ma ai Caraibi ci stà anche questo!!!
Con decisione salomonica, l'organizzazione decideva di non fare premiazioni differenziate in funzione dei vari percorsi ma di fare un unico diploma di partecipazione per tutti indipendentemente dal percorso che ognuno era stato capace di concludere.
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Sabato 22 gennaio - ST. MARTEEN (Antille) -
L'isola è bella ed ispira una piacevole aria di vacanza; è divisa in due zone (una olandese ed una francese) e fa sentire a tutti aria di casa; perfino i panorami marini fanno pensare alla Sardegna!!
In molti decidevano di prendere la bicicletta seppure la cosa non era nel programma iniziale, ma era un piacere pedalare sapendo di non trovare salite e che l'intero periplo dell'isola misura 35 chilometri molti dei quali fatti in riva ad un mare bellissimo!
Lungo la strada al gruppo di bici-crocieristi si aggiungevano due ciclisti locali di colore per i quali la novità era tanto stupefacente che faranno poi tutta la giornata assieme ai "nostri".
Le macchine fotografiche scattavano a ripetizione su visi sorridenti e sui panorami marini ed intanto si proseguiva fino a completare il giro dell'isola; il gruppo poi si scioglieva ed ognuno andava a cercarsi una "sua" spiaggia dove trascorrere il resto della giornata.
La sera ci si ritrovava tutti dopo cena per l'ultima riunione ognuno con la convinzione di aver scelto la spiaggia migliore; più di tutti sembravano contenti i marchigiani che erano incappati in una zona nudista; però … anche le loro signore sembravano soddisfatte delle bellezze che l'isola aveva mostrato!
I Caraibi sono, evidentemente, anche questo!
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Domenica 23 gennaio
Si ripartiva, ognuno con il suo bagaglio di souvenir, di cose da raccontare e di abbronzatura da mostrare al ritorno in Italia.
In aeroporto nessun problema per l'imbarco delle bici e, seppure le borse erano certamente più pesanti e piene fino all'inverosimile di cose acquistate in giro, nessuno doveva pagare supplementi.
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Ora è tempo di bilanci e si può affermare senza tema di smentita che la prima "Bici-crociera nei Caraibi" è stato una esperienza favolosa, ma difficilmente ci sarà una seconda edizione perchè già l'organizzatore pensa ad altre mete ed a nuove avventure!!
Ecco l'elenco dei fortunati ciclisti partecipanti: |