La "BiciVacanza di Dubai": una piacevole esperienza!

    Che non sarebbe stata una vacanza fatta solo di bicicletta ed hotel lo si sapeva: infatti Dubai è un posto del tutto particolare in cui la metropoli di grattacieli avveniristici ed il deserto si incontrano e si mischiano formando una miscela che di per se non è proprio ideale per la pratica del ciclismo. E però questa cosa "è da fare" prima o poi nella vita perché in questa città gli arabi oramai hanno fissato degli standards che in molti, in giro per il mondo, cercheranno di copiare, ma sarà dura! Dove mai si potrà trovare, o solo immaginare, qualcosa di più ardito del Burj Khalifa (un grattacielo di 850 metri di una bellezza estetica IMPRESSIONANTE!)?

E come non perdersi negli enormi Mall dagli infiniti negozi di ogni tipo?
  E come fare a meno di attrazioni di ogni genere che qui, e solo qui, si possono vedere (il famoso hotel 7 stelle a vela; il nuovissimo quartiere di Atlantis costruito nell'isola artificiale a forma di palma; il "Dubai Mall", quello della pista da sci funzionante, con tanto di seggiovia e di discesa da fare in libera o a slalom oppure a "spazzaneve"; ecc. ecc. ecc.)?
  E come si può evitare di paragonare la Metro/salotto di questa città e quelle a cui siamo abituati in Italia!?
  Tutto questo è Dubai, una città che oramai non ha uguali al mondo!
  Quello che invece non si era messo tra le "attrazioni" della settimana ciclistica è che a noi, e proprio a noi, sarebbe toccato uno dei 5 giorni all'anno in cui piove!

Ma ecco un resoconto di quanto accaduto ai primi di marzo.


   Domenica 28 febbraio: partenza.
Sono partiti da Milano/Roma in 36 ed altri 4 si sarebbero poi aggiunti nel corso della settimana; il viaggio con i voli di linea Emirates è stato, come al solito, impeccabile: in quella Compagnia Aerea tutto funziona alla perfezione ed il servizio è di assoluto rilievo sia in aeroporto che in hotel. Qualcuno cerca di dormire nella brevissima notte di volo, ma vi riescono in pochi.

   Lunedì 1 marzo 2010: Ras El Khaimah - prima uscita in bici-.
Entrambi i gruppi arrivano nell'immensa aerostazione di Dubai molto presto di mattina e trovano ad attenderli un pullman ed un camion per il trasporto delle biciclette. Ci si trasferisce a Ras El Khaimah, una ottantina di chilometri da Dubai, dove è più agevole andare in bici e dove si trova una delle poche strutture alberghiere sul mare (… gli arabi non amano per tradizione mettersi in costume e, meno che mai, lo fanno le loro donne!!). Il Resort è uno dei più grandi al mondo, ha 5 stelle e le merita tutte: tanta, tantissima roba da mangiare, stanze spaziose, belle piscine, mare e spiaggia attraenti e poi centro termale, discoteca, palestra, sport acquatici ed un notevole campo da golf che però noi ciclisti non prendiamo neanche in considerazione: appena arrivati si montano le bici ed è subito pedalata! Il primo contatto con la sella è molto soft; solo una cinquantina di chilometri per conoscere le "capacità" ciclistiche dei presenti e per mettere a punto l'attrezzo sportivo. Si va per una decina di chilometri lungo la strada costiera per poi entrare all'interno in una strada isolata che penetra nel deserto dove si incontrano solo dromedari che scorrazzano liberi. Nessuno dei presenti spinge più di tanto e si resta quasi sempre assieme sotto l'attenta protezione del carro scopa, poi si torna in hotel, si cena e tutti a nanna per recuperare fusi orari e stanchezza del viaggio.

   Martedì 2: Ras El Khaimah - la pioggia blocca i "nostri eroi"-.
Questo "nuovo" mondo futurista ed iper-tecnologizzato, non è assolutamente preparato alla pioggia e quindi bastano solo poche ore notturne di "normale" precipitazione per mettere in crisi tutto il sistema stradale: i sottopassaggi diventano laghi invalicabili (… nessuno evidentemente ha pensato che l'acqua piovana deve scorrere via in qualche modo!) e ci sono tratti autostradali completamente allagati (l'acqua viene aspirata dentro autobotti che poi la portano via: pura follia!). Anche i viali dell'hotel e tutte le strutture non sono state progettate per far defluire l'acqua piovana e quindi andare a fare colazione diventa una impresa che il personale dell'hotel cerca di rendere meno "eroica" possibile usando stracci, scope e secchi.
  Ma è una battaglia persa. In queste condizioni è impensabile andare in bicicletta anche perché una leggera pioggerella continua a cadere ed allora si decide all'unanimità di affittare un autobus e di andare a fare una visita turistica a Dubai per un assaggio a quelle che sono le attrazioni della città. E' solo una rapida presa di contatto con una realtà "esagerata" che si vivrà più intensamente nei giorni a venire, ma è sufficiente a far capire a tutti che qui è meglio fare i turisti invece dei ciclisti!

   Mercoledì 3: Ras El Khaimah - la "cavalcata lungo il mare"-.
E' tornato il sole e quindi si torna alle buone abitudini ciclistiche: colazione e subito dopo una lunga cavalcata lungo la costa. La strada è, naturalmente, tutta piatta ma c'è un fastidioso vento laterale che mette subito in difficoltà i meno allenati ed il gruppo si sgrana immediatamente.
Si va avanti per una quarantina di chilometri ma più ci si avvicina a Dubai e più il traffico automobilistico aumenta per cui ad un certo punto si decide di invertire la marcia per tornare verso Ras El Khaimah dove le auto in circolazione sono di meno. Come avviene di solito tra i ciclisti, anche se nessuno dichiara apertamente "la guerra", c'è uno che allunga; un altro lo va a riprendere riportando sotto il gruppo; scatta un altro ancora … ed alla fine tutti vanno a tutta fino all'hotel.
  Arrivano per "primi" in quattro o cinque poi gli altri sgranati!
  E' stata una piacevole uscita ma ancor più piacevole è l'oziare inoperoso in attesa della cena che si consuma all'aperto a bordo piscina.
  Poi alcuni vanno a "combattersi" al bigliardo mentre altri si scatenano in balli di gruppo; la maggior parte dei presenti però va a dormire.

   Giovedì 4: Ras El Khaimah - le montagne -.
Certamente pochi turisti si saranno mai avventurati nel "Wadi Bee" e certamente MAI nessun ciclista c'è andato o vi andrà nei prossimi anni, eppure questo è un posto veramente particolare che resterà impresso nella mente di tutti! Dopo una trentina di chilometri di avvicinamento si entra in una stretta stradina che penetra tra le brulle montagne costeggiando il corso di un fiume completamente secco che in passato deve aver dato qualche grattacapo, visto che ha distrutto la strada in tre o quattro punti.
  Intorno il niente assoluto: nessuna casa, nessun abitante, niente alberi e niente auto!
  Solo le brulle montagne rocciose e le caprette che cercano di mangiare le poche foglie dei pochi arbusti che riescono a sopravvivere in una zona tanto impervia.
  La strada porta fino al confine dell'Oman e più in la non si potrà andare.
  Sul pullman-scopa ci sono alcune accompagnatrici che non hanno voluto perdersi l'occasione.
  Il mondo delle montagne è decisamente diverso da quello dei grattacieli degli Emirati Arabi ed i ciclisti se lo gustano per intero.
  Ognuno si inoltra in quella natura incontaminata al proprio passo: gli attraversamenti degli sterrati sono fatti "a tutta" dagli esperti, mentre i più prudenti li fanno a piedi.
  Nel corso della pedalata veniamo affiancati da due fuoristrada che hanno nelle portiere la scritta in inglese "Dipartimento di … qualche cosa", e quando già ci prepariamo a giustificare la nostra presenza in quelle zone di frontiera, dall'auto scendono due giovani donne, vestite nel tradizionale abito nero delle arabe, le quali chiedono di poterci fotografare!
  Naturalmente diciamo subito di si, ci mettiamo in posa e veniamo immortalati dai loro scatti; poi, chiediamo di poter fare anche noi una foto assieme a loro, ma rifiutano.
  Nel rispetto la loro ritrosia … rubo una foto proprio mentre loro stanno fotografando noi, ma volutamente escludo dall'inquadratura il loro viso, peraltro molto bello!
  Dopo questo piacevole incontro si prosegue fino al confine dove inutilmente chiediamo alla guardia di poter immortalare il momento: la cosa ci viene impedita.
  Troviamo allora nelle vicinanze un cartello in arabo e … lo nominiamo "confine Dubai/Oman".
  Poi si torna indietro ripercorrendo a ritroso i 16 km tra le montagne e poi i 30 della zona costiera.
  E' stata decisamente una giornata diversa dal solito.

   Venerdì 5: Dubai - le costa dell'Oceano Indiano -.
Si sarebbe dovuto partire presto, ma i pullman che erano stati prenotati non arrivano: si cerca una soluzione alternativa e la si trova utilizzando i minibus dell'hotel.
  Si parte quindi con un'ora di ritardo dopo aver caricato le bici sul solito camion.
  Si percorrono in pullman una novantina di chilometri ed a Diba si tirano giù le bici e si inizia a pedalare lungo la costa dell'Oceano Indiano.
  E' venerdì, per gli arabi giorno di riposo settimanale, e quindi il traffico è decisamente limitato, ma anche in questo caso, un forte vento laterale, rallenta molto la marcia dei ciclisti ed alla fine alcuni dei meno allenati sono costretti a salire sul pullman. Giunti a Fujerah, si ricaricano le biciclette sul camion e si viaggia verso Dubai dove ci attende un altrettanto ottimo hotel a 4 stelle.
  Di sera giunge la notizia dall'Italia: ci hanno visto a "Dubai Television"!
  Si scopre così che le due donne in nero che abbiamo incontrato al confine dell'Oman, erano due giornaliste le quali hanno fatto un servizio su questo gruppo di ciclisti inoltratosi in quelle lande sperdute ed in televisione sono state mostrate le foto fatte tra i monti!
  Succede proprio di tutto nella vita!

   Sabato 6: Dubai - le attrazioni di Dubai -.
Si esce di mattina per pedalare per una sessantina di chilometri lungo la strada costiera che unisce il centro della città (dove è posto il nostro hotel) al Burj Al Arab, il famosissimo hotel a "vela" e poi ad Atlantis. Sappiamo che il traffico sarà scarso almeno fino a mezzogiorno (… è ancora il loro week-end), poi le strade si riempiranno di nuovo di auto. Ne approfittiamo e partiamo appena dopo colazione.
  Si cammina bene in quelle larghissime strade cittadine e quando facciamo sosta per immortalarci in divisa ciclistica davanti alla "vela" … diventiamo noi la VERA attrazione dei turisti: tutti vogliono assolutamente fare una foto con noi!
  Per una quindicina di minuti siamo costretti a restare in posa mentre dai pullman e dalla spiaggia continua ad arrivare gente che non vuole perdersi questa novità assoluta; poi ripartiamo in direzione della "palma" e di Atlantis, ma Rossana rompe due raggi della bici e dobbiamo fermarci.
  Il tempo passa ed il traffico aumenta; dopo un rapido consulto decidiamo di tornare indietro.
  Dopo qualche chilometro becchiamo il poliziotto più imbecille esistente al mondo (… anche in questo a Dubai cercano di essere i primi!) il quale ferma il gruppo di ciclisti e chiama il "Capitano".
  Appena arrivato, il "Capitano" (divisa sgargiante e stivaletto rosso lucido!) mostra subito le sue referenze: trattasi naturalmente di "uno dei Capitani più imbecilli esistenti al mondo"!
  A suo dire il nostro pedalare è pericoloso … per noi (in tutta evidenza lui non conosce le strade che noi siamo abituati a frequentare in Italia!) e ci impone di farci venire a prendere da un autobus e da un camion per trasportare le bici per fare i restanti 18 chilometri!
  A niente vale il tentare di fargli comprendere che il problema, che pure NON esiste, sarebbe risolto se solo una delle loro auto tre auto presenti ci precedesse o ci seguisse, oppure che almeno … ci consentisse di pedalare nella pista ciclabile che costeggia la strada!
  Ma invece no: la soluzione per lui è unica: quella del pullman+camion!
  Naturalmente dopo circa un'oretta di tentativi la cosa si dimostra impossibile ed allora, probabilmente stanco di stare lì fermo assieme a noi, "concede" di poter ripartire tre ciclisti alla volta pedalando a vista.
  Lo accontentiamo: naturalmente un chilometro dopo siamo di nuovo tutti assieme!
  Però intanto il traffico è davvero aumentato e quando arriviamo in hotel, seppure nessuno lo dichiara, TUTTI ne abbiamo abbastanza del traffico e decidiamo che il giorno dopo non toccheremo la bici e faremo i turisti.
  Decisamente Dubai non è stata progettata per pedalare!

   Domenica 7: Dubai - facciamo i turisti! -.
Solo un ciclista decide di sfidare il traffico ed esce a pedalare in città; gli altri vanno a prendere la metropolitana e, dopo un breve tratto "tutti assieme", si disperdono in piccoli rivoli andando verso le varie destinazioni attentamente studiate nelle guide turistiche: le più gettonate risultano essere, nell'ordine, lo sci nel Mall degli Emirati e il "lancio del gelato" ad Atlantis (nella gigantesca gelateria dell'hotel a 7 stelle, gli addetti alla vendita si esibiscono a suon di musica lanciandosi a vicenda le palline di gelato ad oltre 10 metri di distanza tra gli applausi dei presenti!). La sera poi si fanno le ultime compere e si prenotano le cene nei ristoranti più rinomati.

   Lunedì 8: Dubai - le partenze -.
La sveglia suona presto di mattina, ma le cose da fare sono veramente tante ed è quindi meglio arrivare in aeroporto con largo anticipo. Ci si saluta in quella enorme (… è logico!) nuova struttura e poi alcuni tornano in Italia mentre la maggior parte dei presenti continua per la settimana in Sud Africa.
In aeroporto si incontrano gli altri ciclisti che provengono dall'Italia e faranno solo la settimana a Città del Capo.

   Cosa dire: tutto sommato ne valeva la pena! C'è un motivo che mi spinge a dire che forse un giorno ritorneremo a Dubai: non siamo riusciti a salire in cima al Burj Khalifa (da poco inaugurato, lo hanno chiuso al pubblico e non lo hanno riaperto per questa nostra settimana di presenza)!
  Credetemi, già solo questa emozione merita un viaggio a Dubai!