i fortunati!
In totale sono stati in 144 i "fortunati" che hanno dato fiducia a Tonino Scarpitti credendo nella fattibilità dell'impresa mentre un'altra trentina di persone ha dovuto rinunciare per il problema del trasporto bici.
Alla fine i ciclisti erano una ottantina equamente divisi tra "agonisti" (che volevano allenarsi al sole) e "tranquilli" che volevano pedalare per guardarsi intorno.
Molti i momenti esaltanti vissuti nel corso della settimana e tra questi citiamo:-
la galoppata sulla strada per Abu Simbel dopo la diga che forma il Lago Nasser;
- la passeggiata in bici tra le povere case dei villaggi nubiani in una zona che i normali turisti non vedranno mai;
- la tempesta di sabbia nel deserto nel corso della "Maratona del Nilo".
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in breve
Alla fine della settimana tutti erano entusiasti della favolosa vacanza trascorsa ed i complimenti a Tonino ed al suo gruppo di collaboratori si sprecavano.
Molte le donne in bici (una percentuale superiore al 15% del totale degli iscritti) ed alcune di esse pedalavano su bici da città con un abbigliamento "turistico".
Il gruppo è stato amorevolmente coccolato dall'ampio spiegamento di Polizia che accompagnava ogni uscita; infatti in quella zona dell'Egitto nessun turista può andare fuori dai percorsi prestabiliti per le visite guidate senza essere accompagnato da una scorta.
Naturalmente ogni giorno si pedalava sotto il sole e con una temperatura quasi estiva; il costume da bagno imperava sul ponte superiore del battello e l'odore delle creme protettive era forte; la giornata più fresca è stata proprio quella Maratona nel deserto
che alla vigilia era quella che tutti temevano maggiormente per il presumibile caldo che si prevedeva.
Bassissima la percentuale di incidenza della "maledizione di Tutankamon": avere solo 7 colpiti su 144 partecipanti fa dei ciclisti una "specie" che probabilmente gli scienziati in futuro studieranno!!
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Ecco un breve diario delle giornate.
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Lunedì 9 febbraio: l'arrivo dei partecipanti
Da vari aeroporti italiani siamo arrivati a Luxor e subito i ciclisti sono saliti sul battello per prendere possesso della cabina.
Già il trasferimento aeroporto/battello è un condensato di quanto si vivrà in seguito: le maestose vestigia del passato splendore, la vita colorata e rumorosa degli egiziani di oggi ed il placido Nilo che scorre verso il Mar Mediterraneo.
Il gruppo è ospitato su due battelli uno dei quali (il Nile Crown), interamente occupato dai ciclisti e dai loro accompagnatori, funge da centro operativo della manifestazione.
La qualità del cibo è una piacevole scoperta ed il personale della nave è molto disponibile e fa di tutto per soddisfare le infinite richieste dei partecipanti.
Le bici sono sistemate nelle spaziose cabine.
Si va a letto presto e, nella notte, la nave si muove iniziando a risalire il fiume per superare prima possibile la temuta chiusa di Esna dove a volte si attende per lunghe ore il turno di passaggio.
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Martedì 10 febbraio: la navigazione sul Nilo
Svegliarsi all'alba per gustarsi il sorgere del sole sul fiume è privilegio riservato a pochi!
La maggior parte dei partecipanti esce dalle cabine solo quando il sole è alto e caldo e, dopo una abbondante colazione, si mette in costume da bagno.
Il fiume pulsa di vita: uomini ed animali vivono in una simbiosi millenaria tesa a sfruttare ogni minimo lembo di terra utile per essere coltivato in maniera semplice e primitiva.
Dalla nave appare aspro il contrasto esistente tra la stretta striscia verde delle coltivazioni ed il deserto che inizia subito dopo e si perde fino all'orizzonte.
Le macchine fotografiche scattano in continuazione.
Prima di pranzo si scende ad Edfu e si visita uno dei templi meglio conservati di tutto l'Egitto il quale ci è arrivato intatto perché, per secoli, è stato sepolto dalla sabbia.
Si riprende la navigazione fino all'imbrunire e, dopo uno splendido tramonto sul fiume, ci si ferma per la visita notturna al tempio di Kom Ombu.
Dopo cena presentazione dello staff mentre la nave viaggia nella notte fino ad arrivare ad Assuan.
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Mercoledì 11 febbraio: la prima uscita in bicicletta
Alle 9 di mattina, tra la curiosità dei passanti, i ciclisti scendono dalla nave e si schierano dietro alle auto dell'organizzazione ed all'ampio spiegamento di Polizia per andare da Assuan a Kom Ombu lungo il fiume.
Chiude il gruppo un pullman-scopa, l'ambulanza ed … un enorme cellulare pieno di militari!!
La velocità del gruppo non è elevata ma già alcuni si staccano e continuano al loro passo; prima sosta dopo una trentina di chilometri per un abbondante ristoro gestito da un inappuntabile cameriere che si staglia sullo sfondo dei campi coltivati e del fiume:
il quadro che ne deriva è degno di una stampa di qualche secolo fa.
Purtroppo c'è anche una di quelle caduta banali, quasi da fermo, ma che spesso sono le più pericolose; interviene l'ambulanza ed il medico della spedizione (Davide Mazzon di Belluno) ed è subito chiaro
che c'è qualche serio danno che la radiografia fatta in ospedale conferma: rottura del femore.
Finisce così la settimana di vacanza di Gilberto Breoni e di sua moglie; per loro inizia una lunga attesa per ritornare in Italia.
Intanto i ciclisti hanno continuato il percorso accompagnati dall'entusiasmo della gente.
Si torna sul battello per il pranzo e per i primi commenti; nel pomeriggio tutti in gita su una feluca (la tipica imbarcazione a vela di questa parte del Nilo) per andare all'Orto Botanico proseguendo poi per una visita ad un villaggio nubiano.
Dopo cena un interessante spettacolo di danzatori del Nilo che riescono a coinvolgere anche alcuni dei ciclisti in balli e giochi.
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Giovedì 12 febbraio: Abu Simbel
Una sveglia nel cuore della notte ed una folle corsa in pullman portano una cinquantina di persone ai templi di Abu Simbel sottratti alle acque del Lago Nasser e spostati pezzo per pezzo in una zona dove il lago non arriva.
Il fascino del luogo è straordinario e la visita merita la fatica che si fa per arrivarci.
Dopo pranzo in bici si affronta la parte alta della città di Assuan con la salita che porta alla vecchia diga sul fiume e poi alla sommità dell'altopiano sabbioso da dove inizia la strada per Abu Simbel.
Breve ristoro e poi tutti si lanciano a velocità libera per una ventina di chilometri in andata e ritorno; i ciclisti del primo gruppo si stuzzicano con scatti e controscatti sul filo dei 50 orari;
mentre quelli più tranquilli preferiscono gustarsi il silenzio del deserto nel quale si sente solo il fruscio dei battistrada sull'asfalto.
Il gruppo si ricombatta al ristoro e poi, tutti assieme si tenta di "forzare" il posto di blocco militare che chiude la nuova diga sul fiume ma, dopo lunghe trattative, il permesso viene negato.
Si torna alla nave comunque soddisfatti: la "corsa" ha messo in luce i più forti e nel gruppetto c'è già chi pensa di rifarsi il sabato nella "Maratona del Nilo".
La serata trascorre tranquilla in attesa della prevista "Danza del Ventre" e quando la giunonica ballerina a metà esibizione, coinvolge la moglie di un ciclista, l'entusiasmo di tutti esplode nel vedere che l'italiana dimostra di essere addirittura più brava della nubiana.
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Venerdì 13 febbraio: i villaggi nubiani
Non è stato facile avere il permesso per portare tutto il gruppo in una strada non "turistica" che attraversa una serie di villaggi nubiani ma alla fine l'autorizzazione arriva ed i ciclisti possono inoltrarsi in una realtà sconosciuta alla totalità
di quelli che seguono gli itinerari prestabiliti.
Qui invece si penetra in una realtà fatta di povertà, di case contadine senza il tetto (ma quello non serve perché qui non piove mai!) dove gli animali vivono a stretto contatto con i loro proprietari e
dove tutti si dedicano ad una agricoltura antica che è anche l'unica fonte di sostentamento.
Sono una quindicina di chilometri che riportano indietro nel tempo di molte centinaia di anni: i nostri antenati nel medio evo probabilmente vivevano esattamente come queste persone!
Ed è con un maggiore e sereno rispetto che di sera molti indossano, per il "Gallabeja Party" gli abiti egiziani acquistati ai mercatini o al negozio della nave.
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Sabato 14 febbraio: la "Maratona del Nilo"
La mattina il clima di eccitazione per la grande avventura si sente ed è palpabile; Tonino lo incrementa istituendo "la firma del foglio di partenza" con foto di ogni partecipante prima della discesa dalla nave.
Il battello parte subito dopo per andare ad un appuntamento con i ciclisti centosessanta chilometri più a nord.
La giornata è ventosa e, purtroppo, la direzione del forte vento non è quella che tutti speravano: sarà una corsa tutta in salita e la velocità del gruppo si attesta immediatamente su valori molto bassi.
Tutti assieme fino al nuovo ponte sul fiume e poi, dopo il posto di blocco di polizia, si inizia una avventura nel deserto sabbioso che avvolgerà tutti per oltre 140 chilometri.
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i coccodrillini
E la sabbia, spinta dal vento, inizia a farsi sentire sulla pelle dei partecipanti che cercano di riparare occhi e naso dall'insidia dei minuscoli pezzetti ocra che si insinuano dappertutto.
Si cerca di restare in gruppo ma è veramente difficile e quelli che avevano programmato una andatura intorno ai 30 orari ora marciano a non più di 18!
La speranza di tutti è che il vento cessi ma, al contrario, con il passare del tempo, la sabbia si alza sempre di più ed è sempre più difficile avanzare.
Al primo traguardo-ristoro posto a 60 chilometri dalla partenza (quasi un fortino fatto con i minibus per difendersi dal vento e dalla sabbia) sono in 22 a fermarsi: per tutti il salire sul pullman scopa è una vera liberazione!
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i coccodrilli
Gli altri vanno avanti in quella che si prospetta sempre di più come una giornata epica!
Al traguardo dei 110 chilometri il primo gruppo fa una sosta ristoratrice più lunga del solito; in quell'inferno di sabbia anche una baracca di legno e cartone può sembrare un favoloso "drive-in"!
Solo in sei decidono di continuare e scompaiono tra la sabbia che diventa sempre più prepotente.
Poco dopo arriva anche un secondo gruppo forte di una ventina di ciclisti molti dei quali dichiarano di averne avuto abbastanza perchè il vento è diventato fortissimo e la visibilità è limitata a poche decine di metri; ma alcuni non sentono ragioni e scompaiono come ombre nell'inferno giallo.
I gruppetti in arrivo ai 110 chilometri si susseguono ma oramai la visibilità è scesa a meno di 10 metri ed anche i camionisti si fermano aspettando che la tempesta di sabbia si plachi!
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i coccodrilloni
Avanzare in bici è oramai proibitivo e quando arrivano gli ultimi eroici pedalatori seguiti dal pullman-scopa il sollievo sul viso dell'organizzatore è evidente.
Dopo un rapido consulto con la Polizia, si decide di fermare tutti (anche quelli che ancora vorrebbero andare avanti) e Tonino, molto preoccupato per come si stanno mettendo le cose, si mette in macchina per andare a fermare quelli che erano già sul percorso.
Ma bastano pochi chilometri perché, come per incanto, il vento diminuisca e la visibilità ridiventi quasi normale: niente e nessuna cosa al mondo potrebbe oramai fermare i ciclisti che oramai hanno il traguardo alla loro portata!
I primi sei arrivano tutti assieme a braccia alzate!
Dopo una decina di minuti ne arrivano altri sette seguiti dal pullman scopa e dal camion che ha caricato le bici dei ritirati.
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La Maratona è finita!
Una accogliente zona di arrivo (con l'orchestrina tradizionale che suona ritmi trascinanti) ed un abbondante ristoro sono il giusto premio per tutti.
I contachilometri segnano 169 chilometri e le innumerevoli dune superate nella sterminata pianura hanno fatto accumulare un dislivello complessivo di 860 metri.
E' stata una bellissima giornata di sport che l'asprezza della natura ha reso estremo.
Una giornata che nessuno dei presenti potrà mai dimenticare: una di quelle che restano nella leggenda!
La nave arriva subito dopo ed i ciclisti, salendo, raccolgono l'applauso delle accompagnatrici che hanno fatto l'intero tragitto sul Nilo.
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Ecco i nomi dei 13 "coccodrilloni" del Nilo in stretto ordine alfabetico:- Luigino Borio,
- Peter Dreesen (un francese),
- Adelio Faccioli,
- Massimo Ferrari,
- Tiziano Frati,
- Sylvia Knoepffel (una forte ciclista svizzera,
unica donna ad aver concluso tutto il percorso),
- Marco Miorandi,
- Francesco Monacelli,
- Giampiero Monti,
- Francesco Palermo,
- Enrico Polidori,
- Ettore Prada
- Alan Tigri.
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Domenica 15 febbraio: Luxor
Giornata dedicata alle tradizionali visite turistiche (Valle dei Re, Valle delle Regine, Tempio di Luxor ecc.) ma anche la bicicletta reclama la sua parte e sono in molti ad approfittare del "servizio lavaggio" messo su dal personale della nave
che toglie dalle preziose reliquie la sabbia che ha ricoperto ogni cosa.
Qualcuno nel pomeriggio rinuncia a visitare i Templi di Karnak e di Luxor per fare una sgambata in bici ma il clou della giornata è la cerimonia finale delle premiazioni.
Luca Neri, giornalista di Cicloturismo, fa una commossa commemorazione di Marco Pantani scomparso tragicamente il giorno prima poi Tonino Scarpitti chiama alla ribalta tutti coloro che hanno partecipato alla settimana per ritirare il diploma e per raccogliere il meritato applauso.
Sulla nave oramai tutti si sentono parte di una unica grande famiglia e mai come in questa occasione è stato facile formare "il gruppo".
Il "clima" è veramente piacevole ed i saluti sono decisamente amichevoli!
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Lunedì 16 febbraio: le partenze
In orari diversi si parte per tornare in Italia ed in aeroporto ci sono i soliti problemi per caricare le bici sul volo per Bergamo; sono invece 49 coloro che si trasferiscono a Sharm el Sheikh per una seconda settimana di ciclismo … ma quella è un'altra storia da raccontare!
La prima "Bicicrociera sul Nilo" è stata una esperienza favolosa e già l'organizzatore pensa alla prossima edizione che, assicura lui, sarà ancora migliore!
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